Le Saline Pugliesi

Cenni Storici
Le Saline furono territorio di dominio da parte dei Romani, che si insediarono attorno al lago Salpi (lago salato), attualmente zona evaporante. Di qui passava anche la via Salaria, che dall’Adriatico portava fino a Roma. Con il diffondersi del cristianesimo, Saliniis assunse il nome di Sancta Maria de Saliniis (1105 d.C.) e fu donata al vescovo di Canne dal Conte di Canne Goffredo il Normanno.
Distrutta Canne, Sancta Maria de Saliniis fu ceduta nel 1158 ai Templari di Barletta. Pur avendo resistito alle varie lotte per il suo predominio e alla pressione fiscale, questo casale si spopolò quasi completamente a causa della malaria: i salinari si rifugiarono attorno alla chiesa di S. Agostino di Barletta, dove fondarono una comunità autonoma: le Saline si chiamarono Salinelle di Barletta. A questo primo esodo fece seguito, verso la fine del 1600, un secondo esodo, quello dei salinari che da Barletta cominciarono a stabilirsi in salina. Infatti, dopo le opere di bonifica del lago Salpi, avvenute sotto Carlo III di Borbone, furono costruite le prime abitazioni, i pagliai.
Nella prima metà del 1700 il centro rappresentava uno dei più grossi concentramenti di mano d’opera salariata del Mezzogiorno. Il nuovo nucleo di abitanti cominciò a coltivare gli arenili, a seminare nella sabbia, a costruire le proprie capanne: era una produzione appena sufficiente per la sopravvivenza. A quel tempo era lo Stato ad occuparsi di tutte le spese (lo stipendio del medico, del farmacista, del salassatore e di tutte le spese occorrenti alla comunità), essendo il popolo destinato principalmente alla coltivazione del sale.
Tra il 1700 e il 1800 ci fu un forte incremento demografico e l’espansione degli orti costieri. Nel 1813 i Salinari si separarono dal Comune di Casale della Trinità (attuale Trinitapoli, a 5 Km. nell’interno), del quale erano stati una frazione. Risale a questo periodo la figura del direttore-sindaco che coincideva con quella del direttore della salina. A causa del sensibile aumento della popolazione, nel 1847 oltre 1500 salinari si trasferirono nella colonia di S. Cassano (attuale S.Ferdinando, a circa 10 Km).
Con il Regno d’Italia la popolazione elesse una sua amministrazione, con un suo consiglio comunale ed un suo sindaco. Da quel momento in poi i rapporti tra gli amministratori della salina e gli amministratori del comune furono controversi. Nel 1894 il comune, che ormai dal 1879 aveva preso il nome di Margherita di Savoia dalla prima regina d’Italia, ottenne dallo Stato i mezzi necessari alla sua sussistenza. Risale al 1897 la prima visita ufficiale dello Stato, compiuta ad opera del ministro Prinetti e dall’onorevole De Cesare, il quale in un articolo della “Nuova Antologia” del 1° Marzo 1897 scrisse: “Per Margherita di Savoia il caso è addirittura inverosimile. Quella Salina rappresenta una vera ricchezza dello Stato, mentre la sua popolazione, così paziente e laboriosa, senza territorio né strade è condannata alla miseria […]. Quella gente ancora spera di avere un territorio che emerga dalla palude”.
La Salina sembrava un campo per lavori forzati, che tra l’altro ha ospitato i prigionieri di guerra, portati qui in mancanza di mano d’opera. Soltanto nel 1927 il comune ottenne il suo primo stemma civico. Ma si dovette aspettare gli anni Sessanta per essere testimoni di una vera e propria rivoluzione tecnologica all’interno della salina. Dalla fase artigianale si passò a quella industriale: nacque la macchina-raccoglitrice (detta anche macchina-carello, oggi in disuso). Il Saliniere, da operaio-manovale-contadino, si trasformò in meccanico, elettricista, motorista: nasce la divisione del lavoro, l’operaio specializzato.

Fauna e flora
La Riserva Naturale “Salina di Margherita di Savoia” è un'area naturale protetta istituita nel 1977. Occupa una superficie di 3.871 ettari nella Provincia di Barletta-Andria-Trani. Confina con altre due aree protette: la riserva naturale Il Monte e la riserva naturale Masseria Combattenti.
Le sue Saline si affacciano nell'Adriatico e sono le più grandi d'Europa e le seconde nel Mondo, riconosciute come Zona Umida di Valore Internazionale (D.M. 30.05.1979) ai sensi della Convenzione di Ramsar.
La potenzialità faunistica delle saline è dovuta in gran parte alla presenza di una serie di vasche a crescente salinità e differente profondità che consentono di soddisfare le esigenze di differenti specie.
La fauna è spiccatamente ornitica (anche se non è da trascurare la presenza ittica, memoria di quando alcune vasche erano adibite all’allevamento del pesce) con presenza di pipistrelli, attirati nell’area dall’abbondante quantità di insetti. Altri mammiferi che frequentano la salina sono la Volpe e la Donnola, quest'ultima osservata proprio presso le strutture dell’Osservatorio Naturalistico.
Le saline costituiscono uno straordinario habitat soprattutto per la sosta e lo svernamento dei limicoli (piccoli uccelli che si muovono dove l’acqua è meno profonda in cerca di piccole prede quali molluschi, larve e vermi) trai i quali il Piovanello pancianera, che a volte supera i 10.000 individui, il Gambecchio, l’Avocetta, il Chiurlo e anche il rarissimo Chiulottello, la specie in assoluto più a rischio di estinzione dell'intero Paleartico.
Tra gli anatidi è di rilievo la presenza di un curioso uccello dal becco rosso, la rara Volpoca (così detta per l’abitudine di nidificare nelle cavità scavate nel terreno da volpi e conigli) ed del Fischione, purtroppo oggetto di bracconaggio ancora presente nella zona. A questi uccelli si aggiunge la presenza invernale di Spatole, Gru, Aironi bianchi maggiori e di piccoli gruppi di Oche che un tempo si riversavano a migliaia ricoprendo le aree incolte ai margini della riserva.
Tra i nidificanti, infine, il Cavaliere d’Italia, l’Avocetta, il Fratino, il Fraticello, la Sterna zampenere, la Pernice di mare, il Gabbiano roseo, il Gabbiano corallino oltre all’ormai famoso Fenicottero rosa che ormai costantemente al di sopra del migliaio di individui ha costituito proprio nella salina una delle più importanti popolazioni europee di questa specie.
Le paludi sono ambienti di notevole interesse naturalistico, tra i più produttivi e ad altissima biodiversità. Per questi motivi, a causa della drastica riduzione subita negli ultimi sessanta anni a causa della bonifica, sono da tempo all’attenzione degli organi di conservazione ed oggetto di convenzioni e trattati internazionali perché ancora fortemente minacciate.
Questi ambienti, in gran parte situati nelle zone costiere in corrispondenza degli ultimi tratti di fiumi e torrenti, sono in genere caratterizzati da una ricca vegetazione idrofila ed igrofila oltre che acquatica. La composizione floristica varia a seconda del grado di salinità, anche se vi sono specie eurialine come la Lenticchia d’acqua, che colonizzano sia le acque dolci che quelle salmastre. Tra le specie tipiche di questi habitat troviamo la Canna di palude, la Mazze sorde, il Giunco, la Tamerice.
I suoli prossimi alle paludi costiere salmastre (cosiddetti "terreni salsi" poiché ricchi di sale) danno origine ad una interessante formazione vegetale: il Salicornieto. Questo tipo di prateria molto particolare, riconosciuta dalla Comunità Europea come habitat prioritario, è costituita da specie alofile (amanti del sale) con una dominanza delle Chenopodiacee, in particolare la Salicornia, frutice con rami carnosi, un tempo utilizzati anche per l’alimentazione.